L’intelligenza artificiale (AI) sta rivoluzionando numerosi settori, inclusa la consulenza economico e finanziaria d’impresa. Tuttavia, nonostante le sue potenzialità solo in alcuni processi, che a mio avviso definirei “standardizzati”, esistono limiti significativi che la rendono inadatta a sostituire l’esperienza, la professionalità ed accurate analisi e due diligence, dove è necessaria una consulenza “caso per caso” e con approccio sartoriale che solo il professionista dotato di competenze può essere in grado di svolgere.
Questo il commento del dr. Silviano Di Pinto – Esperto in “Analisi di Bilancio, Pianificazione Finanziaria e strumenti di garanzia per le imprese” e collaboratore di News Prima.
Intelligenza artificiale e imprese
Alla luce dei recenti cambiamenti normativi che hanno un impatto determinante nel rapporto Banca/Impresa (Linee Guida EBA in materia di concessione e monitoraggio dei prestiti, IFRS 9, Adeguati Assetti, Basilea 3 plus, etc..) e tenuto conto del “nuovo e strategico” ruolo degli strumenti di garanzia/mitigazione del rischio di credito a ponderazione “zero” sul capitale della Banca per agevolare l’accesso al credito delle imprese, è estremamente importante, al fine di creare “valore”, una rinnovata visione del rapporto banca/impresa basato su approccio integrato, circolare, sistemico, sartoriale e forward looking.
Specificatamente sul tema delle garanzie pubbliche c.d. a “ponderazione zero” sul capitale della banca, che nell’attuale sistema economico rappresentano i principali strumenti di politica economica per agevolare l’accesso al credito alle imprese, soprattutto di piccola e media dimensione, si creano “percorsi efficienti” che generano VALORE solo se si adottano approcci consulenziali “sartoriali, sistemici, integrati e circolari e con visione forward looking”.
In tale «rinnovato» contesto normativo ritengo importante un «approccio consulenziale» umano, tradizionale, fatto di competenze e professionalità che poggiano le fondamenta su anni di studio, specializzazioni continuative ed esperienze lavorative.
La standardizzazione dei processi distrugge valore come l’intelligenza artificiale, in questi specifici settori, rappresenta il “peggior nemico” dell’impresa.
Fondamentale, soprattutto in questi periodi di recessione, rimettere al centro l’impresa e la consulenza umana e professionale.
Sono le PMI l’ossatura del nostro sistema produttivo, decisivo è il loro ruolo nella creazione di occupazione, importante il loro contributo all’economia dei territori e alla coesione sociale.
L’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui le aziende accedono alle competenze specialistiche, consentendo loro di ottenere consulenze rapide, standardizzate ed a un costo inferiore, compromettendo la qualità, la programmazione, la pianificazione e l’accuratezza delle informazioni fornite.
Report finali, generati dalla nuova intelligenza, ma che si basano su dati non verificabili nella loro interezza e quindi non certi, non programmati e non condivisi con l’impresa. Spesso si parte da informazioni in parte precaricati (dove il rischio, tra i tanti, si insinua nella non completezza del dato) e dà un successivo “addestramento” che, se non adeguatamente svolto, può portare a risultati diametralmente opposti a quanto ci si potrebbe aspettare. Molto spesso può accadere che l’output finale richiesto all’Intelligenza Artificiale sarà preciso nell’analisi del dato a sua disposizione, ma fortemente errato nella sua correttezza di fondo e nella sua “efficienza”: in sintesi non si crea valore e in moltissimi casi si arreca danno all’impresa.
A.i. forse il “peggior” consulente
Quando le aziende si trovano di fronte a decisioni strategiche complesse o situazioni delicate, la professionalità fornita dall’uomo potrà essere determinante per ottenere risultati positivi e di valore per l’azienda. Solo il vero professionista può fornire quell’osservatorio di informazioni e approfondimenti che deriva da studio, specializzazioni, esperienze ed attraverso aggiornamenti trasversali.
Le macchine dotate di intelligenza artificiale possono lavorare incessantemente, permettendo alle aziende di ottimizzare le loro operazioni e aumentare la produttività, grazie all’automazione dei processi, per attività ripetitive e noiose, liberando i dipendenti per compiti a maggior valore aggiunto. Quindi sfruttiamo l’intelligenza artificiale al fine di automatizzare compiti ripetitivi con maggiore precisione e velocità, riducendo il margine di errore umano. L’AI, per quanto avanzata, manca di capacità intuitive e di comprensione contestuale. Le decisioni economico/ finanziarie spesso richiedono una valutazione complessiva delle dinamiche aziendali, incluse variabili politiche, economiche e sociali che possono sfuggire agli algoritmi.
Gli strumenti di AI funzionano meglio in contesti standardizzati, ma la finanza d’impresa e tutto ciò che ruota intorno al perimetro economico aziendale richiede soluzioni altamente specializzate che tengano conto di fattori specifici come la professionalità, l’esperienza, l’aggiornamento e la programmazione.
La visione strategica è un’abilità umana che richiede creatività e immaginazione
La pianificazione economica finanziaria aziendale è un processo che richiede competenze e professionalità specifiche che non potranno essere sostituite dalla AI. Attività quali previsioni, budgeting, analisi e pianificazione economica e finanziaria a breve e lungo termine saranno un valore per le imprese solo se supportate da professionisti specializzati.
Portiamo rispetto allo studio ed alle specializzazioni, che si acquisiscono solo con percorsi continuativi di studio.
In alcuni settori specifici lasciamo che l’Intelligenza Artificiale rimanga a guardare alla finestra perché le imprese hanno necessità di un supporto qualificato che crei Valore e non che crei Danno, Distrugge Valore o nei pochissimi casi crei Poco Valore.
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