A farsi avanti non sono solo imprese italiane ma anche di altri Paesi europei. Il governo di San Marino: «Valutiamo ogni scenario»
Per la Repubblica di San Marino i dazi saranno del 10%. Per il Titano, infatti, varrà solo l’imposizione minima decisa dall’amministrazione Trump. «Abbiamo ricevuto conferma, anche tramite il Consolato Usa di Firenze, che l’aliquota tariffaria indicativa applicata dagli Stati Uniti alla Repubblica di San Marino si attesta al momento al 10%. Siamo in una fase ancora preliminare e monitoriamo l’evolversi della situazione, consapevoli che si tratta di decisioni unilaterali che potrebbero subire modifiche», ha spiegato in conferenza stampa Luca Beccari, segretario di Stato per gli Affari Esteri.
Le imprese italiane ed europee che guardano a San Marino
Il dazio del 10% in linea teorica potrebbe garantire un vantaggio competitivo alla piccola repubblica che è stata, almeno in parte, «graziata» dal presidente americano. E si ritrova ad avere una tariffa che è la metà di quella prevista per l’export italiano ed europeo. Per quanto le caratteristiche e le dimensioni dell’export non siano paragonabili. E proprio alla luce di questo potenziale vantaggio, in queste ore diverse aziende starebbero valutando la possibilità di aprire una base operativa sotto il Monte Titano.
Gli esempi non mancano: a San Marino hanno la sede commerciale decine di aziende di import-export che beneficiano dell’imposizione fiscale favorevole offerta dalla piccola repubblica. Secondo quanto si apprende diversi imprenditori avrebbero chiesto informazioni per capire se aprire una sede a San Marino potesse essere conveniente per loro alla luce delle tariffe più basse. Il telefono della Camera di commercio continua a squillare e a chiamare non sono solo imprenditori italiani ma anche di altri Paesi europei. Soprattutto imprenditori che operano nei settori più esposti al mercato Usa e che rischiano di subire maggiormente l’impatto dei dazi.
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Cosa deve fare una impresa per aprire una sede a San Marino?
Le domande sono due: è vero che avete un dazio del 10% e cosa devo fare per aprire un’azienda a San Marino? «Devo dire che siamo un po’ stupiti perché abbiamo l’impressione che molti di coloro che ci chiamano sottovalutano il fatto che non è così semplice come pensano e che stiamo completando un percorso che ci porterà ad aderire all’Unione in qualità di paese «associato», che ci renderà parte ancora più integrante del sistema di relazioni e opportunità economiche europee», racconta Denis Cecchetti, direttore generale Agenzia per lo Sviluppo – Camera di Commercio di San Marino.
Il governo di San Marino: «L’associazione con l’Ue resta la priorità»
Rispetto a eventuali interessi da parte delle imprese italiane verso San Marino, il governo sanmarinese ha precisato che tutto andrà soppesato. «Prendiamo atto delle analisi relative alle dinamiche commerciali globali e di un potenziale interesse verso la nostra giurisdizione alla luce di eventuali nuove condizioni tariffarie internazionali», ha spiegato Marco Gatti, segretario di Stato per le Finanze e il Bilancio: «Ogni scenario viene comunque valutato con estremo pragmatismo e con un’attenzione prioritaria alla sostenibilità e all’impatto complessivo sulla nostra economia, che resta solidamente interconnessa con quella europea e italiana». Sulla stessa linea il segretario di Stato per l’Industria Rossano Fabbri: «Valutiamo con pragmatismo ogni possibile scenario derivante dalle politiche tariffarie internazionali, inclusi quelli che potrebbero aprire nuove, seppur specifiche, finestre di opportunità. Tuttavia, la nostra strategia industriale è saldamente ancorata al percorso di Associazione con l’Unione europea, volto a garantire un accesso stabile e strutturato al mercato unico, fondamentale per la crescita e l’innovazione delle nostre aziende».
Le imprese di San Marino: «Anche noi temiamo i dazi»
Tra gli imprenditori sanmarinesi prevale la prudenza. Il segretario generale dell’associazione degli industriali, William Vagnini sottolinea che «dal punto di vista delle aziende anche un dazio del 10% pesa sui bilanci e preoccupa molto anche quello del 20% per l’export dell’Unione europea e dell’Italia, che sono i primi due mercati di riferimento per San Marino. Quindi temiamo che un contraccolpo possa esserci anche da noi».
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