di Niccolò Gramigni
L’inaugurazione del 272esimo anno accademico dei Georgofili, a Palazzo Vecchio, è stata l’occasione per parlare anche dei dazi Usa e delle politiche agricole europee. Le ultime novità spaventano tutto il settore. Già il 2024, ha detto il presidente Massimo Vincenzini nel corso della sua relazione annuale, è stato con “più ombre che luci” per l’agricoltura, a causa degli eventi meteorologici estremi. Vincenzini ha ricordato che “i Georgofili mantengono salda la loro fiducia nella Scienza e nel suo metodo, perché unica espressione umana capace di rispondere nel miglior modo alle sfide da fronteggiare”.
E ha chiesto attenzione maggiore a livello europeo: “L’auspicio – ha affermato – è di vedere presto l’agricoltura al centro di una politica europea culturalmente preparata per adottare interventi adeguati, che non si limitino all’assistenza economica agli agricoltori, ma che tengano in considerazione anche la ricerca scientifica, l’innovazione e il trasferimento tecnologico di cui l’agricoltura necessita per il proprio progresso”.
Tra i presenti la sindaca Sara Funaro che ha ricordato il forte legame tra Georgofili e la città: “E’ un’istituzione che fa parte della città “, ha affermato. La prolusione è stata affidata all’europarlamentare Dario Nardella, che è membro della commissione agricoltura e sviluppo rurale: “Le sfide odierne – ha spiegato – sono estremamente più complesse e difficili da abbracciare, a partire dal cambiamento climatico, dalla riduzione della redditività degli agricoltori, dalle nuove tecnologie, dalla concorrenza internazionale e da misure più contingenti ma non meno problematiche come i dazi americani ai prodotti europei. Per questo motivo occorrerà un grande sforzo del legislatore europeo, non solo per semplificare le modalità di implementazione delle decisioni centrali ma per rendere la politica agricola più efficace”.
Secondo Nardella servirà “coniugare l’innovazione con la lungimiranza per avere una politica agricola più giusta, più resiliente, più moderna, più aperta alle nuove generazioni”. Inevitabile il richiamo anche ai dazi Usa: “Una vicenda terribile – ha dichiarato Nardella –. Dobbiamo cominciare a dire a tutti i nostri cittadini che bisogna comprare italiano, comprare europeo”. Tra le misure da mettere in campo “la web tax. I big tech americani pagano tasse che sono risibili rispetto alle tasse che pagano le piccole e medie imprese del nostro continente. Se guardiamo solo i dati dell’Italia nel 2024, le big tech americane hanno pagato 200 milioni di euro, le piccole e medie imprese italiane hanno pagato 2 miliardi e mezzo di euro. Bilanciamo in questo modo la fiscalità sulle imprese, aiutiamo le imprese europee a investire in Europa e a affrontare nel modo adeguato questi dazi”.
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